Visualizzazione post con etichetta sanguine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sanguine. Mostra tutti i post

lunedì 26 luglio 2021

Ritratto di Monsignor Marcel Lefebvre


Ritratto di Monsignor Marcel Lefebvre, 2021, carré sanguigna e bianca su carta da spolvero, 110x70 cm.

 

Quest’opera su commissione vuole esprimere lo spirito più sincero dell’attaccamento alla bellezza della Tradizione nel dolore provato dal controverso arcivescovo francese.

La simbologia delle mani ci porta verso la comprensione di come la sua sofferta resistenza sia fondata nella passione, la quale fa sì che per amore si sopporti il patire: la sinistra, che tradizionalmente è la mano dello scudo che protegge il cuore - perciò simbolica del centro -, regge sul cuore stesso il Messale, come a far coincidere il Mistero espresso dalla bellezza spirituale del rito antico con il collegamento nella fede alla propria anima, la quale origina dall’eternità e ad essa è legata. È l’umiltà della creatura che trasmette ciò che ha ricevuto per come è, “tradidi quod et accepi”.

La mano destra, invece, è quella che “regge la spada”: essa è simbolo di ciò che è attivo, e, nella separazione operata dalla Giustizia, è a quest'ultima che si ispira il suo pastorale agire secondo coscienza, cioè nel non poter obbedire a qualcosa che porterebbe al rovesciamento spirituale dell'ordine divino della Messa stessa, fonte del rinnovarsi del collegamento con Dio.








 

mercoledì 4 ottobre 2017

martedì 11 luglio 2017

lunedì 29 maggio 2017

Hermes e Afrodite - o dell'educazione di Eros


Hermes e Afrodite - o dell'educazione di Eros, 2017, carré sanguigna e bianca su carta da spolvero, 250 x 150 cm.


Questo disegno è stato pensato in occasione di un matrimonio ed è una riflessione riguardante la condivisione del percorso della vita nell’Amore.
Amore come Eros, che secondo la maggior parte delle fonti mitologiche sarebbe figlio di Afrodite e Ares, della Bellezza e della Forza; Eros, però, inizialmente è bambino e perciò immaturo e inconsapevole, con un grande e folle potere che non sa ancora direzionarsi: se all’innamoramento non segue un’evoluzione che comporta l’Amore consapevole, l’Amore stesso rimane bambino e finisce, col rischio di trasformarsi in cupidigia e quindi in possesso, in rovina, in un vortice che conduce verso il basso. Amore deve invece prendere la direzione che le ali gli consentono e portare verso l’alto, verso la Bellezza e la trascendenza dello Spirito, e per farlo deve crescere: i miti raccontano che per responsabilizzarlo Afrodite e Ares (o secondo rare fonti Hermes) concepiscono il fratello Anteros, l’amore corrisposto, consapevole, coniugale, “per sempre” - con quello che comporta il sempre dell’eternità -, vicino a cui Eros diviene adulto; qualora si separassero, Eros tornerebbe piccolo.
Alcune opere d’arte ci raccontano dell’educazione di Cupido stesso compiuta da Afrodite e da Hermes: se la madre è la Bellezza che con la propria luce irradia e rende migliori gli uomini - e di conseguenza il mondo -, Hermes rappresenta il messaggio degli dèi attraverso ciò che è, appunto, ermetico, il mercurio alchemico che interagisce con l’anima dell’Uomo; intelligendo, l’Uomo vede la realtà attraverso l’ordine cosmico come unione della doppia natura trascendente e immanente simboleggiata dal caduceo (rivolto verso il basso a ricordare la provenienza del “messaggio”), permettendo così alla propria anima di volare e di ascendere verso il Cielo che è la sede dello Spirito.
In ultimo, Afrodite ed Hermes come principio Femminile orizzontale e Maschile verticale, condividono l’una nella sinistra e l’altro con la destra il pècten da cui lei è nata; il pècten è il simbolo del cammino del pellegrino, la cui vita scorre come l’acqua da cui proviene la conchiglia, per generare una Vita guidata dalla Bellezza stessa, che sappia trascendere ed elevarsi.












sabato 10 settembre 2016

Il Filo di Arianna


Il Filo di Arianna, contè sanguigna e bianca su carta da spolvero, 98 x 70, 2016.





La figura di Arianna è emblematica dell’archetipo del Femminile che dà la vita in virtù del quale l’Uomo (in questo caso Teseo) può sconfiggere la paura dell’oblio: è nella simbologia della rosa che tutto questo si compie, poiché essa rappresenta l’eternità nella disposizione a spirale dei petali, i quali, innestati sui sepali dalla forma di stella a cinque punte, rimandano al percorso dell’anima che, grazie alle stelle che nella Notte indicano all’Uomo desiderante la via per non perdersi, riesce ad elevarsi in virtù della Passione che riconduce al Trascendente nel luogo della Memoria a cui appartiene, da cui viene. La rosa è retta dalla sinistra di Arianna, la mano che regge lo scudo e che protegge il cuore, la mano dei sentimenti e della sovrarazionalità che va oltre alla razionalità e può intuire il Mistero e la vera Bellezza. La storia di Arianna stessa è fissata nella costellazione della Corona Boreale, secondo il mito lanciata nel firmamento da Dioniso, dio dell’ebbrezza che, facendo cadere le maschere, permette il contatto con la veritas, e non è un caso che la disposizione a spirale (forma non-chiusa dell’infinito e percorso dello spirito) porti ai sepali: il cinque è l’armonia tra i quattro elementi del mondo sensibile (aria, acqua, terra e fuoco) e il quinto elemento spirituale. Infine, il ciondolo quadrato diventa, in quanto portato dal Femminile, emblema del motivo della vera fortezza dell’umanità che risiede nel coraggio del cuore e nella capacità di generare Vita e Bellezza.

mercoledì 30 marzo 2016

Nascita di Venere


Nascita di Venere, 2015, carrè sanguigna e bianca su carta da spolvero, 200 x 150 cm.

La storia della nascita di Venere inizia quando Kronos, divinità del tempo, recide gli attributi del padre Urano, divinità del cielo e “delle idee”, il quale non permetteva ai figli che generava con Gea, la terra, di far parte del mondo. Togliendo il dominio ad Urano, Kronos permette che questi figli possano entrare a far parte finalmente dello spazio e del tempo, liberandoli dall’essere solo trascendenza e completandoli con la parte “reale” fisica. Dalla schiuma causata dalla caduta degli attributi di Urano nel mar Mediterraneo, sulle coste dell’Africa nasce Afrodite, Venere, dea della Bellezza Radiante –Bellezza che concilia la bellezza dello Spirito con la bellezza esteriore e che irradia rendendo migliore chi le sta intorno-, che come gli altri dèi si manifesta nel mondo. Bellezza che quindi viene sia da Urano che da Kronos, che ha in sé caratteristiche sia trascendenti che immanenti.
La clessidra è il simbolo del Tempo che inizia a scorrere, e sopra vi è una “bussola”, una rosa dei venti che indica le direzioni e perciò lo Spazio nel quale il tempo scorre. Di più: Venere è la stella del mattino, la stella che i marinai seguivano per non perdersi, perciò la stella della Bellezza in senso vero da seguire per l’Uomo per vivere nel miglior modo.
La conchiglia, il pecten è invece, come si scriveva all’inizio, simbolo dell’acqua che è vita e cambiamento, e del pellegrino che è colui che viaggia nel percorso della vita, che dovrebbe cercare questa Bellezza che può cambiarlo e renderlo Vero e Vivo.
I bracciali sul braccio destro, il quale è simbolo della razionalità, indicano che questa è legata e non può essere sufficiente da sola a comprendere la Bellezza, ma ha bisogno della Passione, dell'irrazionalità, della follia del credere a qualcosa che c'è, che si sente, ma non si vede, e quindi della mano sinistra che regge (e perciò è direttamente a contatto) un rametto di mirto: è il rametto della pianta dietro alla quale Afrodite-Venere si nasconde dopo essere nata, che diventa quindi sacro a lei e porta i significati di Bellezza e di Femminile.

L'acqua del cambiamento


L'acqua del cambiamento, 2015, carrè sanguigna e bianca su carta da spolvero, 262 x 150 cm.
L’uomo che era a terra, distrutto, spiazzato e senza speranza, senza sapere cosa de-siderare né direzione verso cui andare, si trova di fronte alla Bellezza, qui impersonata simbolicamente dal Femminile che genera Vita: questo permette a lui di rialzare la testa e con essa il suo essere, il potere della Bellezza che si rivela è quello dell’acqua contenuta nell’otre, l’acqua che è Vita, potenzialità, e dalla quale secondo il mito è nata Venere, l’acqua che nel suo scorrere è percorso e cambiamento. La Bellezza permette quindi alla Vita di tornare a scorrere.



martedì 29 marzo 2016

Cristo che rialza la Maddalena


Cristo che rialza la Maddalena, marzo-aprile 2015, carrè sanguigna e bianca su carta da spolvero, 300x150 cm.

La Maddalena, riconoscibile dall’ampolla che contiene l’olio profumato che ha usato per i piedi del Cristo, viene rialzata da Gesù stesso; egli si inginocchia, in una visione ribaltata rispetto al loro primo incontro (dove era lei che si prostrava dinanzi a Lui), scendendo dal piano divino per andare incontro a lei e quindi all'uomo per illuminarlo e renderlo migliore, apparentemente ribaltando le gerarchie come nella lavanda dei piedi, quando in realtà è solo il movimento di risalita che compie il principio verticale dopo essere disceso in quello orizzontale.
È con la mano sinistra, che simbolicamente rappresenta la Passione e l’Amore, che il Cristo sceglie di rialzare chi è caduto; ed è proprio in funzione dell’abbandono a questo Amore, e al Mistero di Dio, che la sinistra della Maddalena si congiunge a quella del Cristo.
La destra della Maddalena inoltre ha un braccialetto, retaggio della mitologia greca, a indicare che la sola razionalità è “legata” e non può toccare - e quindi intuire - il Mistero.





giovedì 10 marzo 2016

venerdì 14 agosto 2015

martedì 23 giugno 2015

Stella del Mattino


Stella del Mattino, contè sanguigna e bianca su carta da spolvero, 65x46,25 cm, 2015.

La Stella del Mattino (altro nome di Venere, successivamente di Maria, che è anche Stella Maris) era ciò che guidava i marinai e i soldati durante la notte: come questi "desiderantes" cercavano la propria via, così l'Uomo deve usare come "bussola" la stella più luminosa, la stella della Bellezza che è Veritas. Le ciliegie sono legate ad una storia raccontata in versioni leggermente diverse sia nel vangelo apocrifo dello Pseudo Matteo sia nel Corano nel periodo che segue l'Annunciazione di Maria ("nuova Venere", varco per l'universo), e sono simbolo di questa Bellezza che è stata portata a compimento (in quel caso la nascita del Cristo), poichè sono il frutto del fiore dai cinque petali -numero dell'armonia di Venere-, permettendo così l'ascensione, nel simbolo della piramide a tre lati formata dai piccioli, generata dal triangolo formato dalle ciliegie che punta verso di noi.