Ritratto su commissione, carré sanguigna e bianca su carta da spolvero, 70 x 50 cm, 2017.
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mercoledì 4 ottobre 2017
mercoledì 26 luglio 2017
martedì 11 luglio 2017
lunedì 29 maggio 2017
Hermes e Afrodite - o dell'educazione di Eros
Hermes e Afrodite - o dell'educazione di Eros, 2017, carré sanguigna e bianca su carta da spolvero, 250 x 150 cm.
Questo
disegno è stato pensato in occasione di un matrimonio ed è una riflessione
riguardante la condivisione del percorso della vita nell’Amore.
Amore
come Eros, che secondo la maggior parte delle fonti mitologiche sarebbe figlio
di Afrodite e Ares, della Bellezza e della Forza; Eros, però, inizialmente è
bambino e perciò immaturo e inconsapevole, con un grande e folle potere che non
sa ancora direzionarsi: se all’innamoramento non segue un’evoluzione che
comporta l’Amore consapevole, l’Amore stesso rimane bambino e finisce, col
rischio di trasformarsi in cupidigia e quindi in possesso, in rovina, in un
vortice che conduce verso il basso. Amore deve invece prendere la direzione che
le ali gli consentono e portare verso l’alto, verso la Bellezza e la
trascendenza dello Spirito, e per farlo deve crescere: i miti raccontano che
per responsabilizzarlo Afrodite e Ares (o secondo rare fonti Hermes) concepiscono
il fratello Anteros, l’amore corrisposto, consapevole, coniugale, “per sempre”
- con quello che comporta il sempre dell’eternità -, vicino a cui Eros diviene
adulto; qualora si separassero, Eros tornerebbe piccolo.
Alcune
opere d’arte ci raccontano dell’educazione di Cupido stesso compiuta da
Afrodite e da Hermes: se la madre è la Bellezza che con la propria luce irradia
e rende migliori gli uomini - e di conseguenza il mondo -, Hermes rappresenta
il messaggio degli dèi attraverso ciò che è, appunto, ermetico, il mercurio
alchemico che interagisce con l’anima dell’Uomo; intelligendo, l’Uomo vede la
realtà attraverso l’ordine cosmico come unione della doppia natura trascendente
e immanente simboleggiata dal caduceo (rivolto verso il basso a ricordare la
provenienza del “messaggio”), permettendo così alla propria anima di volare e
di ascendere verso il Cielo che è la sede dello Spirito.
In
ultimo, Afrodite ed Hermes come principio Femminile orizzontale e Maschile
verticale, condividono l’una nella sinistra e l’altro con la destra il pècten da cui lei è nata; il pècten è il simbolo del cammino del
pellegrino, la cui vita scorre come l’acqua da cui proviene la conchiglia, per
generare una Vita guidata dalla Bellezza stessa, che sappia trascendere ed
elevarsi.
lunedì 26 dicembre 2016
martedì 11 ottobre 2016
sabato 10 settembre 2016
Il Filo di Arianna
Il Filo di Arianna, contè sanguigna e bianca su carta da spolvero, 98 x 70, 2016.
La figura di Arianna è emblematica dell’archetipo del Femminile che dà la vita in virtù del quale l’Uomo (in questo caso Teseo) può sconfiggere la paura dell’oblio: è nella simbologia della rosa che tutto questo si compie, poiché essa rappresenta l’eternità nella disposizione a spirale dei petali, i quali, innestati sui sepali dalla forma di stella a cinque punte, rimandano al percorso dell’anima che, grazie alle stelle che nella Notte indicano all’Uomo desiderante la via per non perdersi, riesce ad elevarsi in virtù della Passione che riconduce al Trascendente nel luogo della Memoria a cui appartiene, da cui viene. La rosa è retta dalla sinistra di Arianna, la mano che regge lo scudo e che protegge il cuore, la mano dei sentimenti e della sovrarazionalità che va oltre alla razionalità e può intuire il Mistero e la vera Bellezza. La storia di Arianna stessa è fissata nella costellazione della Corona Boreale, secondo il mito lanciata nel firmamento da Dioniso, dio dell’ebbrezza che, facendo cadere le maschere, permette il contatto con la veritas, e non è un caso che la disposizione a spirale (forma non-chiusa dell’infinito e percorso dello spirito) porti ai sepali: il cinque è l’armonia tra i quattro elementi del mondo sensibile (aria, acqua, terra e fuoco) e il quinto elemento spirituale. Infine, il ciondolo quadrato diventa, in quanto portato dal Femminile, emblema del motivo della vera fortezza dell’umanità che risiede nel coraggio del cuore e nella capacità di generare Vita e Bellezza.
giovedì 25 agosto 2016
lunedì 30 maggio 2016
giovedì 19 maggio 2016
mercoledì 30 marzo 2016
Nascita di Venere
Nascita di Venere, 2015, carrè sanguigna e bianca su carta da spolvero, 200 x 150 cm.
La storia della nascita di Venere inizia quando Kronos, divinità del tempo, recide gli attributi del padre Urano, divinità del cielo e “delle idee”, il quale non permetteva ai figli che generava con Gea, la terra, di far parte del mondo. Togliendo il dominio ad Urano, Kronos permette che questi figli possano entrare a far parte finalmente dello spazio e del tempo, liberandoli dall’essere solo trascendenza e completandoli con la parte “reale” fisica. Dalla schiuma causata dalla caduta degli attributi di Urano nel mar Mediterraneo, sulle coste dell’Africa nasce Afrodite, Venere, dea della Bellezza Radiante –Bellezza che concilia la bellezza dello Spirito con la bellezza esteriore e che irradia rendendo migliore chi le sta intorno-, che come gli altri dèi si manifesta nel mondo. Bellezza che quindi viene sia da Urano che da Kronos, che ha in sé caratteristiche sia trascendenti che immanenti.
La clessidra è il simbolo del Tempo che inizia a scorrere, e sopra vi è una “bussola”, una rosa dei venti che indica le direzioni e perciò lo Spazio nel quale il tempo scorre. Di più: Venere è la stella del mattino, la stella che i marinai seguivano per non perdersi, perciò la stella della Bellezza in senso vero da seguire per l’Uomo per vivere nel miglior modo.
La conchiglia, il pecten è invece, come si scriveva all’inizio, simbolo dell’acqua che è vita e cambiamento, e del pellegrino che è colui che viaggia nel percorso della vita, che dovrebbe cercare questa Bellezza che può cambiarlo e renderlo Vero e Vivo.
I bracciali sul braccio destro, il quale è simbolo della razionalità, indicano che questa è legata e non può essere sufficiente da sola a comprendere la Bellezza, ma ha bisogno della Passione, dell'irrazionalità, della follia del credere a qualcosa che c'è, che si sente, ma non si vede, e quindi della mano sinistra che regge (e perciò è direttamente a contatto) un rametto di mirto: è il rametto della pianta dietro alla quale Afrodite-Venere si nasconde dopo essere nata, che diventa quindi sacro a lei e porta i significati di Bellezza e di Femminile.
La storia della nascita di Venere inizia quando Kronos, divinità del tempo, recide gli attributi del padre Urano, divinità del cielo e “delle idee”, il quale non permetteva ai figli che generava con Gea, la terra, di far parte del mondo. Togliendo il dominio ad Urano, Kronos permette che questi figli possano entrare a far parte finalmente dello spazio e del tempo, liberandoli dall’essere solo trascendenza e completandoli con la parte “reale” fisica. Dalla schiuma causata dalla caduta degli attributi di Urano nel mar Mediterraneo, sulle coste dell’Africa nasce Afrodite, Venere, dea della Bellezza Radiante –Bellezza che concilia la bellezza dello Spirito con la bellezza esteriore e che irradia rendendo migliore chi le sta intorno-, che come gli altri dèi si manifesta nel mondo. Bellezza che quindi viene sia da Urano che da Kronos, che ha in sé caratteristiche sia trascendenti che immanenti.
La clessidra è il simbolo del Tempo che inizia a scorrere, e sopra vi è una “bussola”, una rosa dei venti che indica le direzioni e perciò lo Spazio nel quale il tempo scorre. Di più: Venere è la stella del mattino, la stella che i marinai seguivano per non perdersi, perciò la stella della Bellezza in senso vero da seguire per l’Uomo per vivere nel miglior modo.
La conchiglia, il pecten è invece, come si scriveva all’inizio, simbolo dell’acqua che è vita e cambiamento, e del pellegrino che è colui che viaggia nel percorso della vita, che dovrebbe cercare questa Bellezza che può cambiarlo e renderlo Vero e Vivo.
I bracciali sul braccio destro, il quale è simbolo della razionalità, indicano che questa è legata e non può essere sufficiente da sola a comprendere la Bellezza, ma ha bisogno della Passione, dell'irrazionalità, della follia del credere a qualcosa che c'è, che si sente, ma non si vede, e quindi della mano sinistra che regge (e perciò è direttamente a contatto) un rametto di mirto: è il rametto della pianta dietro alla quale Afrodite-Venere si nasconde dopo essere nata, che diventa quindi sacro a lei e porta i significati di Bellezza e di Femminile.
L'acqua del cambiamento
L'acqua del cambiamento, 2015, carrè
sanguigna e bianca su carta da spolvero, 262 x 150 cm.
L’uomo
che era a terra, distrutto, spiazzato e senza speranza, senza sapere cosa
de-siderare né direzione verso cui andare, si trova di fronte alla Bellezza,
qui impersonata simbolicamente dal Femminile che genera Vita: questo permette a
lui di rialzare la testa e con essa il suo essere, il potere della Bellezza che
si rivela è quello dell’acqua contenuta nell’otre, l’acqua che è Vita,
potenzialità, e dalla quale secondo il mito è nata Venere, l’acqua che nel suo
scorrere è percorso e cambiamento. La Bellezza permette quindi alla Vita di
tornare a scorrere.
martedì 29 marzo 2016
Cristo che rialza la Maddalena
Cristo che rialza la Maddalena, marzo-aprile 2015, carrè sanguigna e bianca su carta da spolvero, 300x150 cm.
La Maddalena, riconoscibile dall’ampolla che contiene l’olio profumato che ha usato per i piedi del Cristo, viene rialzata da Gesù stesso; egli si inginocchia, in una visione ribaltata rispetto al loro primo incontro (dove era lei che si prostrava dinanzi a Lui), scendendo dal piano divino per andare incontro a lei e quindi all'uomo per illuminarlo e renderlo migliore, apparentemente ribaltando le gerarchie come nella lavanda dei piedi, quando in realtà è solo il movimento di risalita che compie il principio verticale dopo essere disceso in quello orizzontale.
È con la mano sinistra, che simbolicamente rappresenta la Passione e l’Amore, che il Cristo sceglie di rialzare chi è caduto; ed è proprio in funzione dell’abbandono a questo Amore, e al Mistero di Dio, che la sinistra della Maddalena si congiunge a quella del Cristo.
La destra della Maddalena inoltre ha un braccialetto, retaggio della mitologia greca, a indicare che la sola razionalità è “legata” e non può toccare - e quindi intuire - il Mistero.
È con la mano sinistra, che simbolicamente rappresenta la Passione e l’Amore, che il Cristo sceglie di rialzare chi è caduto; ed è proprio in funzione dell’abbandono a questo Amore, e al Mistero di Dio, che la sinistra della Maddalena si congiunge a quella del Cristo.
La destra della Maddalena inoltre ha un braccialetto, retaggio della mitologia greca, a indicare che la sola razionalità è “legata” e non può toccare - e quindi intuire - il Mistero.
giovedì 10 marzo 2016
domenica 3 gennaio 2016
venerdì 14 agosto 2015
martedì 23 giugno 2015
Stella del Mattino
Stella del Mattino, contè sanguigna e bianca su carta da spolvero, 65x46,25 cm, 2015.
La Stella del Mattino (altro nome di Venere, successivamente di Maria, che è anche Stella Maris) era ciò che guidava i marinai e i soldati durante la notte: come questi "desiderantes" cercavano la propria via, così l'Uomo deve usare come "bussola" la stella più luminosa, la stella della Bellezza che è Veritas. Le ciliegie sono legate ad una storia raccontata in versioni leggermente diverse sia nel vangelo apocrifo dello Pseudo Matteo sia nel Corano nel periodo che segue l'Annunciazione di Maria ("nuova Venere", varco per l'universo), e sono simbolo di questa Bellezza che è stata portata a compimento (in quel caso la nascita del Cristo), poichè sono il frutto del fiore dai cinque petali -numero dell'armonia di Venere-, permettendo così l'ascensione, nel simbolo della piramide a tre lati formata dai piccioli, generata dal triangolo formato dalle ciliegie che punta verso di noi.
martedì 24 febbraio 2015
sabato 21 febbraio 2015
Allegoria del Disegno
Contè
sanguigna e bianca su carta da spolvero, 215x150 cm, 2015.
Questo disegno vuole raffigurare ciò che avviene durante l'atto creativo, cioè la conciliazione tra la razionalità del fare e della fisicità del mondo terreno, e la ricerca del Bello in quanto Vero: il disegnatore guarda oltre, ad un modello che non possiamo vedere e che non ci interessa sapere quale sia, perchè deve saper as-trarre dal dato reale, qualunque esso sia, quella realtà ideale che lo regge, e lo fa a partire dalla conoscenza dell’anatomia (il teschio) e quindi dal controllo del volume in tutti i suoi livelli.
Si tratta perciò della
conciliazione tra idea trascendente e corpo immanente: l’ovale è la forma che racchiude le due "sfere", che tendono l'una verso l'altra (in quanto l'idea ha bisogno di velarsi di una forma per essere comunicata, così come la forma cerca il suo senso nell'idea); ma ancor di più si tratta della ricerca della Bellezza che è Veritas, e quindi di questa conciliazione tra i due mondi risolta che è rappresentata da Afrodite, che è ciò che deve i-spirare l'artista e guidarlo nel suo lavoro - da qui la mano sinistra, quella della passione e del "sentire" "irrazionale" che ha a che fare con il trascendente, che guida la sede del pensiero-. La giara bucata dietro
al piede sinistro è un riferimento al mito delle Danaidi, condannate da Zeus a cercare
di riempirla d’acqua per l’eternità: non è possibile conoscere la totalità
delle cose.
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