martedì 11 luglio 2017

lunedì 29 maggio 2017

Hermes e Afrodite - o dell'educazione di Eros


Hermes e Afrodite - o dell'educazione di Eros, 2017, carré sanguigna e bianca su carta da spolvero, 250 x 150 cm.


Questo disegno è stato pensato in occasione di un matrimonio ed è una riflessione riguardante la condivisione del percorso della vita nell’Amore.
Amore come Eros, che secondo la maggior parte delle fonti mitologiche sarebbe figlio di Afrodite e Ares, della Bellezza e della Forza; Eros, però, inizialmente è bambino e perciò immaturo e inconsapevole, con un grande e folle potere che non sa ancora direzionarsi: se all’innamoramento non segue un’evoluzione che comporta l’Amore consapevole, l’Amore stesso rimane bambino e finisce, col rischio di trasformarsi in cupidigia e quindi in possesso, in rovina, in un vortice che conduce verso il basso. Amore deve invece prendere la direzione che le ali gli consentono e portare verso l’alto, verso la Bellezza e la trascendenza dello Spirito, e per farlo deve crescere: i miti raccontano che per responsabilizzarlo Afrodite e Ares (o secondo rare fonti Hermes) concepiscono il fratello Anteros, l’amore corrisposto, consapevole, coniugale, “per sempre” - con quello che comporta il sempre dell’eternità -, vicino a cui Eros diviene adulto; qualora si separassero, Eros tornerebbe piccolo.
Alcune opere d’arte ci raccontano dell’educazione di Cupido stesso compiuta da Afrodite e da Hermes: se la madre è la Bellezza che con la propria luce irradia e rende migliori gli uomini - e di conseguenza il mondo -, Hermes rappresenta il messaggio degli dèi attraverso ciò che è, appunto, ermetico, il mercurio alchemico che interagisce con l’anima dell’Uomo; intelligendo, l’Uomo vede la realtà attraverso l’ordine cosmico come unione della doppia natura trascendente e immanente simboleggiata dal caduceo (rivolto verso il basso a ricordare la provenienza del “messaggio”), permettendo così alla propria anima di volare e di ascendere verso il Cielo che è la sede dello Spirito.
In ultimo, Afrodite ed Hermes come principio Femminile orizzontale e Maschile verticale, condividono l’una nella sinistra e l’altro con la destra il pècten da cui lei è nata; il pècten è il simbolo del cammino del pellegrino, la cui vita scorre come l’acqua da cui proviene la conchiglia, per generare una Vita guidata dalla Bellezza stessa, che sappia trascendere ed elevarsi.












sabato 10 settembre 2016

Il Filo di Arianna


Il Filo di Arianna, contè sanguigna e bianca su carta da spolvero, 98 x 70, 2016.





La figura di Arianna è emblematica dell’archetipo del Femminile che dà la vita in virtù del quale l’Uomo (in questo caso Teseo) può sconfiggere la paura dell’oblio: è nella simbologia della rosa che tutto questo si compie, poiché essa rappresenta l’eternità nella disposizione a spirale dei petali, i quali, innestati sui sepali dalla forma di stella a cinque punte, rimandano al percorso dell’anima che, grazie alle stelle che nella Notte indicano all’Uomo desiderante la via per non perdersi, riesce ad elevarsi in virtù della Passione che riconduce al Trascendente nel luogo della Memoria a cui appartiene, da cui viene. La rosa è retta dalla sinistra di Arianna, la mano che regge lo scudo e che protegge il cuore, la mano dei sentimenti e della sovrarazionalità che va oltre alla razionalità e può intuire il Mistero e la vera Bellezza. La storia di Arianna stessa è fissata nella costellazione della Corona Boreale, secondo il mito lanciata nel firmamento da Dioniso, dio dell’ebbrezza che, facendo cadere le maschere, permette il contatto con la veritas, e non è un caso che la disposizione a spirale (forma non-chiusa dell’infinito e percorso dello spirito) porti ai sepali: il cinque è l’armonia tra i quattro elementi del mondo sensibile (aria, acqua, terra e fuoco) e il quinto elemento spirituale. Infine, il ciondolo quadrato diventa, in quanto portato dal Femminile, emblema del motivo della vera fortezza dell’umanità che risiede nel coraggio del cuore e nella capacità di generare Vita e Bellezza.